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  • Motori d'Epoca - Sassari

    Motori d'Epoca è il sodalizio che riunisce gli appassionati di Auto e Moto d'Epoca della provincia di Sassari. Il Club conta oltre 200 soci e circa 600 mezzi censiti.

  • Lancia Fulvia

    La leggenda del marchio Lancia nei rally di tutto il mondo, prima ancora che con la Delta Integrale, la Delta S4, la 037 o la Stratos, è iniziata con la Fulvia HF. Realizzata sul pianale accorciato della berlina, la Fulvia Coupé (qui la retrospettiva) viene presentata a Ginevra nel marzo del 1965 con un motore V4 di 1.216 cc molto compatto, progettato dall’Ing. Zaccone Mina. Cambio a 4 marce, trazione anteriore, 80 CV e 950 kg di peso per 160 km/h di velocità massima, ma la 1.2 HF (High Fidelity) è giù più veloce. Seguono poi le Rallye 1.3 e 1.3S, ma è con la 1.3 HF da 101 CV che la Fulvia conquista il Tour de Corse insieme al “Drago” Munari. Ma per vincere il Mondiale Rally serve più potenza e così arriva la 1.6 HF “Fanalone”, chiamata così per via dei fari maggiorati; la potenza è di 115 CV, che crescono a 160 nella versione da corsa. L'iride arriva, così, nel 1972, mentre la produzione cessa nel 1976 dopo 140.454 esemplari, di cui 6.419 sono HF..

  • Austin-Healey Sprite

    Dopo il buon successo ottenuto dalla più grande 100, primo frutto dell'accordo tra BMC e Donald Healey, la BMC pensò di mettere in listino una spyder più piccola ed economica, sempre basata su una meccanica di grande serie. Il modello prescelto come base fu la Austin A40 Farina, sebbene il pianale (con telaio a longheroni, separato dalla carrozzeria, come su tutte le sportive prodotte in Inghilterra) fosse specifico, motore, cambio, sospensioni, freni (tutti a tamburo) e buona parte di tutte le componenti meccaniche provenivano dalla A40. Caratterizzata da una linea molto originale e gradevole, la Sprite MkI lanciata nel 1958 era una vera e propria roadster, estremamente spartana: mancavano paraurti, maniglie porta esterne, vetri laterali e capote (c'era un semplice tonneau cover), il pavimento era rivestito in gomma. Spinta dal 4 cilindri in linea monoalbero laterale A Series di 948cm³ alimentato a carburatore da 44cv, la prima serie della Sprite venne soprannominata Frog Eye (occhi da ranocchio), per via del frontale coi fari prominenti e la mascherina a forma di bocca sorridente. Economica, leggera ed adatta ad un pubblico giovane, la Frog Eye ottenne un buon successo. Nel 1959 la Casa mitigò un po' la spartanità della piccola spyder: comparvero le maniglie porta esterne, i paraurti ed i vetri laterali.

  • Alfa Romeo Duetto Spider

    Non appena presentata ufficialmente al 36º Salone di Ginevra, nel marzo 1966, l'Alfa Romeo bandì un concorso per dare un nome adeguato alla vettura, che per l'esposizione elvetica era stata provvisoriamente denominata "1600 Spider". Tra le 140.000 proposte fu scelta quella di un ingegnere Bresciano, tale Guidobaldo Trionfi, che aveva suggerito il nome "Duetto". A partire dal mese di giugno 1966, l'appellativo venne affiancato in modo ufficiale alla 1ª serie della "1600 Spider", ma poté essere usato solo per i primi 190 esemplari, a causa dell'omonimia con una merendina al cioccolato dell'epoca, la cui azienda produttrice rivendicò il diritto di utilizzo commerciale della denominazione "Duetto", ottenendone l'uso esclusivo dal Tribunale di Milano.[1] La denominazione "Duetto", quindi, fu eliminata, ma rimase talmente radicata nel linguaggio comune che tutte le successive evoluzioni della spider Alfa Romeo, discendenti da quel primo modello, vengono normalmente (anche se impropriamente) identificate come "Duetto".

  • Auto Americane

    Le auto americane hanno un posto particolare nel cuore degli europei. Per alcuni sono kitsch, per altri cool. Fatto sta che le quattroruote statunitensi fanno parte ormai dell’immaginario collettivo. Volenti o nolenti, la cultura nostrana è stata permeata in tutto e per tutto dal mondo a stelle e strisce, complice soprattutto il forte impatto del cinema hollywoodiano.

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